Anoressia e cervello, correlati neurobiologici del disturbo alimentare

La società moderna ci impone continuamente di rispettare determinati canoni di bellezza e, di conseguenza, degli stretti regimi dietetici. Il tipo di alimentazione rientra infatti tra i pensieri ricorrenti di gran parte della popolazione. Ma mentre il corpo si adatta, il cervello che fa?

Devi essere bello.
Devi essere magro.
Devi essere muscoloso.
Devi essere in forma e contare le calorie.

Il tipo di alimentazione rientra tra i pensieri ricorrenti di gran parte della popolazione, dicevamo. Secondo il Manuale Diagnostico dei Disturbi Mentali (DSM-5), la prevalenza di pensieri legati al cibo è maggiore negli adolescenti e nella popolazione femminile: sono queste le due categorie più colpite da problematiche della sfera alimentare.

Nonostante si conoscano meno i dati relativi all’incidenza del disturbo nella popolazione maschile, negli ultimi anni sono in aumento i disturbi dell’alimentazione che colpiscono gli uomini. La fascia coinvolta va dai 19 ai 40 anni, in prevalenza nel ceto sociale medio. Fino al 2000, la componente maschile rappresentava infatti l’1% sul totale di chi soffriva di questo genere di disturbi; oggi quella percentuale è passata a un 10% che raddoppia al 20% nella fascia d’età fra i 13 e i 17 anni. C’è poi una realtà che è prevalentemente maschile: la vigoressia (o reverse anoressia). Essa riguarda il 20% degli uomini che soffrono di disturbi del comportamento alimentare e si riferisce alla ricerca ossessiva di muscoli ben scolpiti.

Passi ore in palestra, consumando integratori ed anabolizzanti.
Ti isoli dagli altri.
Cambi umore.
Ti concentri solo sui tuoi muscoli.
La vigoressia diventa la tua prigione.

Il mondo degli atleti è più esposto a questo rischio, soprattutto alcune discipline: ciclismo, nuoto, atletica leggera, body building.

Le riviste, i social, la moda, la televisione premono costantemente affinché si seguano diete miracolose, si riesca ad indossare un paio di jeans taglia 40, si faccia sport per ottenere un corpo strepitoso e si mangino alimenti che sembrano avere proprietà straordinarie per far dimagrire.
Sempre più spesso si sente parlare di pratiche estreme per controllare il proprio peso, come il vomito autoindotto tipico dell’anoressia e la “drunkoressia” (Smith, 2008; Stoppler, 2008; Kershaw, 2008), cioè il bere a stomaco vuoto per non accumulare calorie extra oltre quelle degli alcolici.

Laddove la comparsa di comportamenti specifici comprometta le normali attività quotidiane del soggetto (fino a mettere a rischio lo stato di benessere prima presente), si assiste al potenziale strutturarsi di disturbi del comportamento. Da un punto di vista nosografico, i disturbi del comportamento alimentare (DCA) o disturbi dell’alimentazione sono patologie caratterizzate da un’alterazione delle abitudini alimentari e da un’eccessiva preoccupazione per il peso e per le forme del corpo.

I comportamenti tipici di un disturbo dell’alimentazione sono:

  • la diminuzione dell’apporto di cibo;
  • il digiuno;
  • le crisi bulimiche (ingerire una notevole quantità di cibo in un breve lasso di tempo);
  • il vomito, per controllare il peso;
  • l’uso di anoressizzanti, lassativi o diuretici allo scopo di controllare il peso;
  • un’intensa attività fisica.

Non tutti presentano il medesimo quadro o mettono in atto le stesse pratiche. Attualmente, secondo il DSM-5, i principali disturbi dell’alimentazione sono l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il disturbo da alimentazione incontrollata (o binge eating disorder, BED). Inoltre, sono descritti anche altri disturbi correlati, come i disturbi della nutrizione (feeding disorders) e i disturbi alimentari sottosoglia, categoria utilizzata per descrivere quei pazienti che, pur avendo un disturbo alimentare clinicamente significativo, non soddisfano i criteri per una diagnosi piena.

L’anoressia nervosa

Il termine anoressia deriva dal greco “anorexia” e significa letteralmente “mancanza di appetito”. Il concetto non è del tutto corretto se si pensa che il fulcro dell’anoressia nervosa non è il fatto di non sentire la fame, quanto un desiderio patologico di essere magri. Fino ad oggi, l’eziologia dell’anoressia nervosa è ancora largamente sconosciuta, così come i meccanismi che mantengono il disturbo. Per indagarlo sono state prese in considerazioni le interazioni tra alterazioni genetiche e biologiche, le influenze ambientali e socioculturali, così come i tratti psicologici.

Da un punto di vista della distribuzione nella popolazione, l’anoressia tende a presentarsi in adolescenza soprattutto nelle donne ed è caratterizzata da un costante tentativo di perdere peso, solitamente associato al controllo della fame e ad una distorsione dell’immagine corporea. Secondo le stime ufficiali, il 95,9% delle persone colpite sono donne e il 4,1% uomini. L’anoressia è il disturbo più pericoloso dal punto di vista della mortalità (intorno al 5-10%) e si stima che chi ne soffre abbia un rischio di morte dieci volte maggiore rispetto alla popolazione generale. Nel caso della distorsione dell’immagine corporea, alcuni individui si sentono sovrappeso, altri ammettono di essere magri, ma ritengono che alcune parti del loro corpo siano “troppo grasse”. Questo aspetto influisce anche sui livelli di autostima (Sassaroli et al., 2007; Sirigatti et. al, 2004).

Il punto di forza per l’individuo che soffre di anoressia, però, sta nella gratificazione derivante dalla perdita di peso. Sono presenti elevati livelli di self-control accompagnati da perseveranti, ossessivi e rigidi stili di pensiero. Sono presenti alterazioni nel processamento e riconoscimento delle emozioni e della consapevolezza emotiva (Ashby, Kottman, Schoen, 1998; Claes, Vandereycken, Vertommen, 2002). In alcuni casi, le persone con anoressia possono sperimentare uno stato di alessitimia: l’incapacità di tollerare stati emozionali intensi, specialmente legati a rabbia, ansia o tristezza (Fairburn, Cooper, Shafran, 2003).

Cervello ed anoressia

Corteccia orbito-frontale, nucleo caudato, corteccia striatale e prefrontale, nucleo accumbens, corteccia cingolata anteriore bilaterale, cervelletto, ipotalamo, aree frontali, parietali e temporali. Cosa hanno in comune tutte queste aree?

Da numerosi studi (Kaye et al., 2009; Liao et al., 2009; Brogan et al., 2010; Cooper & Fairburn, 1992; Szmukler et al., 1992; Green et al., 1996; Tchanturia et al., 2004; Fassino et al., 2002; Green et al., 1996; Tchanturia et al., 2002; Tenconi et al., 2010) emergono anomalie sia strutturali che funzionali in soggetti con anoressia nervosa. In particolare, emerge una correlazione tra alessitimia e aree anteriori e frontali mediali, aree temporali (deputate al processamento delle emozioni) e corteccia cingolata, in particolare quella anteriore (Sassaroli, 2005; Sassaroli, Ruggiero, 2010; Smith e Amner, 1997; Kucharska Pietura, 2004; Legenbauer e Vocks, 2008).

Quello che risulta anomalo nel cervello dei soggetti anoressici, presi in considerazione nei differenti studi, è la riduzione della materia grigia e il funzionamento del sistema dopaminergico. Inoltre, è presente un funzionamento anomalo del sistema neuroendocrino.

Le prime ricerche si sono concentrate sui correlati neurali dell’anoressia nervosa (AN). Studi effettuati con la MRI strutturale hanno mostrato anomalie volumetriche all’interno di regioni sensoriali, incluse la corteccia orbito-frontale e il nucleo caudale. Altri, invece, sono stati condotti con l’uso della fMRI ed hanno mostrato un’attività anomala nella corteccia striatale e prefrontale in risposta a degli stimoli monetari.

Risposte anomale legate a dei compiti sono emerse, con un incremento dell’attività di Blood-Oxygenation-Level-Dependent (BOLD), all’interno della corteccia prefrontale e del nucleo accumbens. Studi con PET in pazienti con anoressia ricoverate hanno evidenziato un incremento della densità dei recettori dopaminergici nel NAcc. Il dato più interessante è che all’interno delle regioni striatrali vi è una disfunzione dopaminergica in risposta agli stimoli piacevoli, che si manifesta con anedonia.

Recenti studi hanno dimostrato che l’anomalia strutturale è un prerequisito per lo sviluppo dell’AN. Molte ricerche hanno evidenziato alterazioni del volume della materia grigia in soggetti con AN comparati con il gruppo di controllo. Per esempio, Mühlau et al. hanno trovato un globale decremento della materia grigia nella corteccia cingolata anteriore bilaterale. Boghi e colleghi (2011) hanno trovato una riduzione significativa del volume della materia bianca e un’atrofia generale della materia grigia nel cervelletto, ipotalamo, nucleo caudato e aree frontali, parietali e temporali.

Non solo aree

Colecistochinina (CCK), bombesina e somatostatina, ormoni pancreatici, glucagone ed insulina, calcitonina, ormone secreto dalle paratiroidi… tutti intervengono sull’assunzione alimentare. Nel periodo di perdita di peso, in particolare, sono state individuate numerose anomalie neuroendocrine, la principale delle quali è l’ipercortisolismo da attivazione dell’asse Ipotalamo-Ipofisi-Surrene. Sono presenti inoltre ipogonadismo ipotalamico, anormalità dell’asse Ormone della crescita- Somatomedina C e anormalità della secrezione dell’Arginina Vasopressina.

Non solo ormoni

Recentemente è stato dimostrato che anche alcuni peptidi sono implicati nel controllo del comportamento alimentare (Corbellini, 2012; Feldman, Friedman, Brandt, 2016; Donini et al., 2017).

La leptina è un ormone proteico prodotto prevalentemente dal tessuto adiposo bianco, ma anche da altri tessuti fra cui alcune linee cellulari ipofisarie (somatotropi, corticotropi, tireotropi e gonadotropi). Tale peptide esercita un ruolo fondamentale nel controllo del peso corporeo, dal momento che riduce l’introito calorico e aumenta la spesa energetica a riposo

La ghrelina è un peptide acilato prodotto prevalentemente dalle ghiandole ossintiche dello stomaco, ma anche da altri tessuti tra i quali ipotalamo e ipofisi. Tale ormone, secreto in condizioni di digiuno, promuove l’assunzione di cibo e riduce il metabolismo basale.
Nell’anoressia nervosa è ben documentata una iperghrelinemia, con livelli circolanti inversamente correlati con il BMI. L’ipersecrezione di tale ormone, che molto probabilmente riflette un fisiologico tentativo di compenso nei confronti della mancata assunzione calorica e della carenza di depositi energetici, viene corretta dal recupero ponderale.

Altre caratteristiche

Oltre alle evidenze scientifiche, importanti sono le caratteristiche psicologiche tipiche dell’anoressia. Spesso è presente depressione (Godart, 2015). Le persone affette da Anoressia Nervosa soffrono spesso di disturbi legati alla sfera affettiva ed emotiva. In uno studio di Godart (2015), è stato dimostrato come l’80% dei soggetti preso in esame soffriva di un disturbo dell’umore e, in particolare, di disturbo di depressione maggiore e disturbo depressivo persistente (prima denominato con il termine distimia) caratterizzati da:

  • ritiro sociale;
  • irritabilità;
  • insonnia;
  • diminuito interesse sessuale.

Inoltre, la depressione è spesso la conseguenza di un’alterazione dei neurotrasmettitori e alle alterazioni legate all’alimentazione in senso stretto. In particolare, l’aumento di serotonina a livello del sistema nervoso centrale comporta una ridotta assunzione di cibo, mentre una riduzione di serotonina determina l’insorgenza di una sintomatologia depressiva. Nei soggetti anoressici sottopeso, infatti, sono stati riscontrati bassi livelli nel liquido cerebrospinale del metabolita principale della serotonina, l’acido 5-idrossiindolacetico (5-HIAA), che tornano ai valori normali dopo il recupero e la stabilizzazione del peso corporeo. Questo risultato porterebbe alla conclusione che un disturbo premorboso della funzione serotoninergica costituisca un fattore di rischio per l’insorgenza del disturbo dell’alimentazione (Walsh e Devlin, 1998). Altri disturbi associati all’anoressia possono essere: ansia, ossessioni, sbalzi del tono dell’umore, difficoltà di concentrazione, perdita dell’interesse sessuale.

Un tratto comune che precede la comparsa di disturbi dell’alimentazione è la presenza di una necessità generale di autocontrollo, legata principalmente al perfezionismo e alla bassa autostima (Dalla Grave, 2014). Il perfezionismo è caratterizzato dalla tendenza a stabilire e perseguire standard eccessivamente elevati ed irrealistici, nonostante il verificarsi di conseguenze negative (ad esempio, il cibo e la preoccupazione del peso, la fame persistente) (Shafran et al. , 2002; Frost et al. , 1990; Hewitt, Flett, 1991; Terry-Short et al. , 1995).

Per ciò che riguarda la bassa autostima, questa – oltre a costituire un fattore di rischio – è un fattore di mantenimento.

Vi è, infine, la paura di crescere. Molti adolescenti, col cambiamento del corpo, tendono a chiudersi per la vergogna: il corpo anoressico li protegge dalle prese in giro e dalle emozioni legate alla sfera sessuale. L’adolescenza, inoltre, è un periodo di passaggio fra la dipendenza dell’infanzia e l’autonomia della fase adulta. Il disturbo alimentare può nascere dall’incapacità di fronteggiare questi cambiamenti, può riguardare la paura della maturità e delle responsabilità che questa comporta.

In un certo senso, la malattia è un mezzo: un modo per restare o ritornare bambini, in una situazione “protetta” sia sul piano fisico che su quello affettivo, cognitivo e sociale.

Dal momento che è stata riscontrata una maggiore attività nelle aree associate all’elaborazione delle emozioni, gli interventi terapeutici potrebbero integrare i risultati dei vari studi fornendo un training per facilitare l’accesso a queste strategie nella vita quotidiana dei pazienti.

 

Nadia Ersilia Atzori,
psicologa

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One thought on “Anoressia e cervello, correlati neurobiologici del disturbo alimentare

  1. Roberta ha detto:

    Quella dell’aderire a canoni bellezza è una lettura molto parziale. Si tratta, invece, di avere il controllo totale sul proprio corpo e sui suoi istinti primordiali. Controllare la fame fa sentire onnipotenti, specie quando la tua vita è controllata da altri, come i genitori. È un esercizio estremo di autodisciplina. Ma vi assicuro che le modelle magre c’entrano davvero poco. Il disagio nasce da una carenza affettiva, non da un problema estetico, anche se poi si riversa sul corpo.

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