Sicuro di parlare in modo chiaro? La sfida della divulgazione nella salute

Parlare di stili di prevenzione e stili di vita salutari oggi non è più una novità.

Da anni termini come invecchiamento attivo, happy aging, silver economy sono diventati parte del nostro vocabolario, segno che l’invecchiamento in salute non è più solo interesse di pochi pionieri, ma un tema di attualità sia nel campo sanitario sia in quello economico e sociale.

“Attenzione alla salute del cuore!”

“Signora, mi raccomando tenga il cervello in allenamento”

Tutte frasi che sentiamo dire spesso, che talvolta diciamo noi professionisti, solitamente corredando le nostre indicazioni di articolate e scientificamente provate motivazioni. Ma ci fermiamo mai a riflettere su che cosa capisce chi ci sta ascoltando? Siamo certi di essere chiari per il nostro interlocutore?

USALO O LO PERDI.

Dai tempi di Stern il concetto di riserva cognitiva ha iniziato ad affascinare i neuroscienziati: l’idea che il nostro cervello sia in grado di produrre riserve tanto più lo manteniamo in allenamento è un concetto accettato dalla comunità scientifica, che oggi è ancora in viaggio alla scoperta dei meccanismi che sottostanno a questa meravigliosa opportunità cerebrale.

Ma cosa vuol dire tenere il cervello in allenamento? Come si fa? E, soprattutto, perché dovremmo farlo? Sono le domande che più spesso ci vengono rivolte, quando ci avventuriamo su questo tema nei nostri incontri di divulgazione. Ed è proprio questo il punto. Ormai gli anziani lo sanno che il cervello va tenuto in allenamento. Quello che non capiscono è perché e, soprattutto, come farlo. In pratica e parole povere.

MIO NONNO DICEVA: PARLA POTABILE!

Gli psicologi dicono “Parla lo stesso linguaggio del paziente”.

Mio nonno non sapeva cosa fosse uno psicologo, ma su questa questione la pensava esattamente come noi e, ogni volta che provavo a spiegargli perché non avrebbe dovuto mettere tutto quel sale sulla bistecca, o perché le pillole per la pressione non andavano prese con il vino, lui mi diceva “parla potabile”. Lui era invecchiato facendo così, perché proprio ora avrebbe dovuto cambiare abitudini?

Se vogliamo vincere la sfida della divulgazione, il primo passo è smettere di indossare i panni del dottore e indossare quelli di chi ci sta ascoltando. Quante conoscenze ha il nostro interlocutore per capire cosa sto dicendo? Sto utilizzando un linguaggio che può comprendere? Cosa gli resterà di importante di tutto quello che gli sto raccontando?

LA SFIDA DI UNA DIVULGAZIONE ALLA PORTATA DI TUTTI.

La divulgazione su temi di salute è ancora spesso costruita su un modello top down. Il professionista – che sa – parla, il pubblico – che non sa – ascolta.  Al più le persone fanno domande alla fine dell’incontro, se trovano il coraggio.

Se ci pensiamo, quando pianifichiamo un incontro informativo, la prima tentazione è quella di raccontare tante cose, perché ne sappiamo tante. Ma il nostro vero obiettivo deve essere quello di avvicinare il pubblico, incuriosirlo al punto da catturare la sua attenzione.

Dobbiamo renderlo partecipe dell’incontro, parlare di cose di cui ha esperienza diretta. Il sapere scientifico deve imparare a muoversi sul terreno del senso comune, della quotidianità di chi ci ascolta. Il linguaggio tecnico lasciamolo agli incontri tra professionisti, dove parlar difficile ci piace tanto ed è utile.

Ma se facciamo divulgazione dobbiamo imparare a muoverci su basi comuni con il pubblico per essere realmente efficaci.

E se usciranno dal nostro incontro con l’idea che tutto sommato non è stata la solita ramanzina del dottore sulla salute, avremo portato a casa il risultato.

Per sapere cosa vuol dire – davvero – tenere il cervello in allenamento, partecipa all’evento Viaggio tra cervello e cuore
di Sara Sabbadin, che si terrà  a Romano d’Ezzelino (VI) il 20 maggio 2020.

 

Sull’autrice
Psicologa e fondatrice di I miei giorni con te, progetto dedicato alle persone con demenza e alle loro famiglie.

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